Librecensione - "Le mie cene con Edward", Isabel Vincent

Salve a tutti miei carissimi lettori e ben trovati in un nuovo articolo!

Oggi secondo appuntamento con le “Natalibrecensioni”, una serie di recensioni di libri a tema natalizio.
Il romanzo che ho letto questa settimana è “Le mie cene con Edward” di Isabel Vincent, e devo dire che avevo tantissime aspettative su questo libro, poiché ne avevo sentito parlare molto e bene quando uscì, lo scorso anno, e da allora provo un irresistibile desiderio di addentrarmi in questa magica storia. Ma le mie aspettative saranno state rispettate o deluse?



“È una fredda sera d'inverno e le vacanze di Natale sono da poco trascorse quando Isabel bussa svogliata alla porta di Edward. In quel momento vorrebbe non aver mai promesso alla sua migliore amica di fare compagnia al padre mentre lei è fuori città. Ancora non può sapere che quell'anziano signore che in cucina sta preparando uno squisito arrosto e un soffice soufflé è in realtà un cuoco straordinario, e sta per cambiarle per sempre la vita. Con quella prima cena ha infatti inizio una delle più improbabili e incredibili delle amicizie: lui ha novantatré anni, e non pensa ad altro che alla sua amatissima moglie da poco scomparsa; lei ha quasi cinquant'anni di meno, e dopo l'ennesima delusione sentimentale ha deciso che non si fiderà mai più dell'amore. Ma durante quegli splendidi e sontuosi banchetti diventati ben presto un attesissimo appuntamento settimanale, oltre alle prelibatezze di Edward, Isabel presto comincerà ad apprezzare ricette e consigli sul buon cibo e sulla vita. E giorno dopo giorno, quasi senza accorgersene, sia lei sia Edward si scopriranno di nuovo capaci di sorridere e di gioire, pronti a riscoprire il sapore dimenticato della felicità.

                                                           

Il romanzo si apre con la motivazione per la quale iniziano queste cene. Un’amica di Isabel, la nostra protagonista, perde la mamma durante il periodo natalizio ( tra l'altro questo è l'unico accenno del Natale che viene fatto!) e le chiede di far visita al padre, Edward, in quanto la morte della moglie per lui era stata tanto traumatica da fargli pensare di porre fine alla sua stessa vita.
Iniziano così le cene, quasi per un’imposizione e una richiesta d’aiuto, ma sin dal primo incontro quei pasti preparati con cura e amore da Edward diventeranno qualcosa di più, e le portate scandiranno il profondo cambiamento che apporteranno l’uno nella vita dell’altra.

Sulla carta questo libro sembrava davvero promettente: una storia delicata ed emozionate, di crescita e di acquisizione di una consapevolezza sui grandi temi della vita; Il tutto reso ancor più interessante dalla prospettiva dei personaggi adulti, in quanto Edward è un novantenne e Isabel è una donna al di qua della mezza età ( in realtà non  ho capito benissimo quanti anni abbia, ma nella mia testa è sulla quarantina :D).
Tutto questo viene trattato effettivamente nel libro ma personalmente ho riscontrato grandi problemi che non me l’hanno fatto apprezzare come avevo sperato.

L’ostacolo più grande è il modo in cui i vari argomenti sono trattati: si può parlare di una grave perdita o dell’evento più lieto, ma tutto viene raccontato telegraficamente, con lo stesso tono e dando la stessa rilevanza. Vengono scritte frasi molto importanti a livello di trama ma non vengono messe in risalto, non danno luogo a quelle riflessioni importanti che ti aspetti nel contesto di una cena in cui due anime si raccontano, si scoprono e crescono.
In particolar modo gli eventi brutti o negativi, che sono soliti essere quelli maggiormente formativi e che scaturiscono i sentimenti più profondi, vengono quasi lasciati a se stessi: il divorzio che affronta Isabel viene accennato al lettore dandogli la stessa rilevanza che ha una gita dei due protagonisti da Sacks a comprare un vestito.
Ogni accadimento viene trattato come un articolo di cronaca e per questo è molto difficile lasciarsi scalfire da quel che succede.

Altro grande problema è la difficoltà a empatizzare coi personaggi. Edward viene descritto come un uomo devastato dalla perdita della moglie, ma grazie alle cene che organizza per Isabel riesce a trovare un nuovo scopo ai suoi giorni, che è quello di sistemare la vita della sua più giovane amica, in cui aveva trovato qualcuno cui dare tantissimo affetto. E’ un uomo appassionato, gioviale, con un grandissimo amore per la cucina e la musica e la scrittura di poesie. Un uomo dai mille pregi, con un’importantissima struttura psicologica, ma che non riesce ad emergere sempre. Il suo ruolo è, in qualche modo quello di sistemare la vita di Isabel, dandole consigli preziosi e raccontandole storie del suo passato da cui lei può trarre insegnamenti. Le lezioni di vita trasmette da Edward possono essere più o meno banali, i ricordi più o meno dolci. La loro ricezione sta al lettore e alla sua sensibilità, ma io non sono riuscita a trovare commoventi le ispirate storie del nostro protagonista e sua moglie Paula, né a condividere la gioia e il dolore che questi spaccati di vita portano con loro.

Isabel è una donna dall’equilibrio precario, con un matrimonio disastroso e un lavoro in cui non riesce a dare tutta se stessa. Tuttavia all’interno del romanzo riuscirà a comprendere quali sono le sue necessità e il suo valore di donna. Prenderà l’importante decisione di divorziare, di trasferirsi e di riappropriarsi della sua vita. Purtroppo i fatti, sebbene vengano raccontati, vengono esposti con particolare freddezza e distacco, nonostante sia proprio Isabel la narratrice della storia.

Vengono poi accennate tante altre storie di molti altri personaggi secondari, che non hanno molta rilevanza all’interno della narrazione se non per pochissime frasi: famiglie serbe, importanti donne in carriera, artisti sgarrupati dalle mogli bellissime… Un bel ventaglio di descrizioni appena tratteggiate, che mostrano un interessante aspetto del multiculturalismo e della varierà presente a Manhattan e a Roosevelt Island.

Lo stile di scrittura è articolato, ricercato e gradevole, ma purtroppo molto piatto e monotonale. Sembra tutto un grande articolo giornalistico, che però descrive fatti personali ed emozioni, per cui mi sono sentita abbastanza confusa da questa contrapposizione, che poteva invece risultare davvero interessante.
Il romanzo è molto breve, circa 150 pagine, ma si ha la sensazione che sia molto più lungo e, spesso, ho pensato non sarebbe mai finito. Non è tanto il tempo speso a leggere che è interminabile, quanto la qualità delle ore spese a leggere, che sembrano dilatarsi.

Tuttavia ci sono molti riferimenti musicali e letterari molto pregevoli, ed è stato un vero piacere vedere come le citazioni dei grandi scrittori descrivessero perfettamente l’umore o la situazione trattata in quel momento nel libro.

Regina indiscussa del romanzo è la cucina: non solo i capitoli vengono scanditi dalle portate delle famose cene preparate da Edward, ma quelle stesse cene sono utilizzate come pretesto per dare spazio a tutta la narrazione, intrecciando avvenimenti del presente e del passato, oltre che a speranze per il futuro. In più alcune delle ricette sono descritte dal nostro protagonista, e sembrano davvero deliziose, poiché sono ricette da un lato tradizionali dell’America del sud, dall’altro piatti gourmet da tutto il mondo.
Il cibo  assume un ruolo assolutamente centrale del libro, e l’ideale del mangiare bene viene esaltato: una buona cena può essere espressione d’amore e dedizione.

In questo libro ci sono cose che mi sono piaciute e cose che ho apprezzato meno. Purtroppo non sono riuscita ad entrare tanto in contatto coi personaggi quanto avrei voluto e mi sarei aspettata, ma non so fino a che punto sia un limite mio o del libro, che non riesce a rivelarsi pienamente comunicativo.



Purtroppo non è un libro super Natalizio come avrei voluto, ma sapevo di non star affrontando una lettura a tema, quindi le mie aspettative sotto questo aspetto non sono state disilluse. Però in qualche modo è possibile avvertire, nei messaggi di cui il racconto si fa portatore, una sorta di magia. Non possiamo certo parlare di spirito natalizio, ma il conforto che Isabel ed Edward si offrono vicendevolmente e l'affetto che provano uno nei confronti dell'altra rientrano appieno in quegli insegnamenti che è sempre bene ricordare, e non solo a Natale!

Per questa seconda librecensione natalizia è tutto! Fatemi sapere se avete letto questo libro e cosa ne pensate ^^ Se non volete perdere i prossimi articoli a tema natalizio e non, vi invito a diventare lettori fissi del blog, poiché ci sono molte sorprese in serbo :D
Buone letture,
Giorgia.

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