Librecensione:" La leggenda di Sleepy Hollow", Washington Irving


Salve a tutti miei carissimi lettori e ben trovati in un nuovo post!
Purtroppo latitanza e saltuarietà sono gli aggettivi che meglio hanno descritto la mia gestione del blog nell’ultimo periodo e di questo non posso che scusarmi sentitamente. Le cause che hanno portato a questa mala gestione sono state curiose, molteplici ed affascinanti, tuttavia il mio periodo preferito dell’anno è finalmente giunto, e con questo torneranno tante librecensioni e post a tema ( e non!), infatti ho già alcuni post in programma che spero avrete piacere di leggere tanto quanto ne avrò io a scrivere.

Nel post di oggi voglio proprio ricominciare con il parlarvi della mia prima lettura a tema Halloween, ossia “La leggenda di Sleepy Hollow” di Washington Irving, scrittore statunitense di origini inglo-olandesi che visse tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800 tra New York e Liverpool.

                                              

Il successo di questo racconto, originariamente contenuto nella raccolta “Il libro degli schizzi” e attualmente reperibile sia singolarmente che in varie raccolte, è dato dai numerosi adattamenti cinematografici e televisivi messi in scena sin dai primi del Novecento. Personalmente sono venuta a conoscenza di questa storia grazie al film del 1999 diretto da Tim Burton, ma ne sono stati tratti anche tanti altri film, tra cui due animati: nel 1949 realizzato dalla Disney e nel 2002 che trovate su Youtube , e una serie tv prodotta da Fox.



Il breve racconto è ambientato sul finire del 1700 nella colonia olandese di Terrytown, vicina a Sleepy Hollow, una valle che aveva dato origine a moltissime leggende di fate e folletti e cose mostruose, ma la più famosa e spaventosa era quella del Cavaliere senza testa.



Forse Sleepy Hollow era davvero un posto che esercitava una qualche sorta di malia, infatti i suoi cittadini credevano fermamente alla magia e ai fantasmi, e anche chi andava ad abitare lì più tempo trascorreva nella colonia più si convinceva che certe cose fossero reali.
Il protagonista della storia è Ichabod Crane, un maestro venuto da fuori per insegnare ai ragazzi della colonia. L’autore fa una descrizione molto completa dei pregi e dei difetti di Crane, ma ciò che più ci tiene a sottolineare è di quanto fosse ingordo e suscettibile: bastava infatti un piccolo rumore a spaventarlo, una strana ombra d’albero a convincerlo di trovarsi in presenza di un orribile mostro. Ma a un certo punto Ichabod si imbatterà in quello che l’autore chiama “il mostro più spaventoso di tutti”: una donna. Sebbene in quanto pedagogo il nostro vantasse un certo prestigio all’interno della comunità, il suo cuore cominciò a battere proprio per la bella Kathrina Van Tassel, non solo figlia dell’uomo più benestante della colonia ed estremamente civettuola, ma anche corteggiata da Abraham Van Brunt, un uomo rozzo e macho col quale Ichabod non avrebbe mai potuto competere.
La storia prenderà una piega inaspettata quando tutti i più prestigiosi abitati di Terrytown, tra cui Crane, verranno invitati a una sontuosa cena in casa Van Tassel.

Io ho letto questo racconto nell’edizione gratuita per Kindle Unlimited, curata da “CreateSpace Independent Publishing Platform", che però non mi sento di consigliare in quanto presenta refusi diffusi e in un paio di frasi mancano delle parole. Tuttavia nonostante questo piccolo problema il racconto mi è piaciuto tantissimo.
La storia ha un sottofondo gotico, sia per le ambientazioni sia per la storia stessa, e poi ho trovato molto piacevole come l’autore abbia sviluppato i personaggi, che sono sfaccettato e poliedrici e di come li abbia descritti meticolosamente evidenziandone pregi e difetti, fornendo una visione lucida dei limiti umani e delle loro piccolezze. Non so fino a che punto si possa parlare di critica sociale, ma sicuramente il fatto che parli di una comunità credulona e pavida è indicativo di un occhio particolarmente attento ai difetti del suo tempo.

Lo stile di scrittura, sebbene filtrato attraverso la traduzione, è veramente godibile. Potrebbe non risultare troppo familiare a causa del fatto che sia un po’ antico, ma questo non lo rende affatto incomprensibile o di difficile lettura e anzi, gli dona un aspetto lirico e aiuta a confinarlo in un passato affascinante, in cui ci è permessa un'immersione  completa soprattutto grazie alle vivide descrizioni che l’autore ci regala, spesso molto poetiche e ispirate, che colpiscono senza dubbio per la loro nitidezza.
Ho trovato un filo agée anche alcuni concetti espressi e chiavi di lettura del mondo, che ci fanno percepire quanto il libro possa esserci lontano, ma ovviamente è necessario contestualizzare l’epoca in cui è stato scritto così che, anche quando si tratta qualche concetto che oggi è giustamente visto come inopportuno, viene perdonato e giustificato.

Un aspetto che ho molto apprezzato del racconto è il modo in cui viene costruito, in una sorta di concatenazione narrativa molto evidente: la descrizione di un luogo o personaggio viene anticipata nella descrizione precedente, e questo susseguirsi naturale e logico degli eventi fa scorrere chiaramente la narrazione.

Ulteriori aspetti di rilevante importanza sono l’ironia che permea tutto il racconto( soprattutto quando si tratta di descrivere i personaggi; se da una parte credo sia utilizzata per esorcizzare la paura delle terrificanti leggende, viene anche utilizzata come vera e propria critica di una società credulona), l’approccio storico (da narratore quasi onniscente, che ci tiene a riportare i fatti nel modo più chiaro e fedele possibile ma senza esimersi dal lasciare qualche commento personale qui e lì) e la morale tutta particolare e sorprendente che viene svelata direttamente alla fine del libro.

Per quel che riguarda la parte orrorifica e halloweeniana, che è un po’ il motivo principale per cui ho deciso di affrontare questa lettura, devo dire che sebbene ci sia costantemente una tensione per l’arrivo del Cavaliere senza testa, coadiuvata dalle atmosfere gotiche e oscure, non ho trovato nel racconto quel terrore che mi aspettavo. Sicuramente è “colpa del tempo”, nel senso che essendo trascorsi poco meno di duecento anni dalla pubblicazione del racconto abbiamo fatto un po’ il callo a certe storie, che, sebbene ricche di bellezza e tensione, non ci tolgono certo il sonno.
Tuttavia credo che questo racconto sia uno di quelli da recuperare, soprattutto se amate il genere e se cercate qualcosa di breve ma bello da leggere in questo periodo dell’anno.

Miei cari lettori, per questa librecensione è tutto. Ci sarebbero molti altri aspetti da analizzare in questo racconto che, seppur breve, è davvero ricco. Ma spero che possiate recuperarlo e che potremmo farle insieme, magari su Instagram e Facebook!
Fatemi sapere se avete in programma qualche lettura a tema e se vi ho un po’ incuriosito riguardo questo racconto!
Fate buone letture!
Giorgia.

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