Librecensione "La sovrana lettrice", Alan Bennett

Salve a tutti miei cari lettori e ben trovati in un nuovo post!
Quest’oggi nuova librecensione, in cui parleremo di “La sovrana lettrice” di Alan Bennett.
E' edito Adelphi e ha un prezzo di copertina di 8,00€ (attualmente però gli Adelphi sono in sconto al 25%, quindi se vi incuriosisce potete trovarlo a un prezzo super conveniente!).

                                                     

Di questo libro ho sentito pareri discordanti: alcuni lo hanno adorato, altri l’hanno lasciato dopo poche pagine, e ovviamente opinioni tanto differenti su un libello di neanche 100 pagine hanno acceso la mia curiosità, e non potevo fare a meno di leggerlo!

“A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d’Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. E in effetti è successo qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus della lettura a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali ripercussioni sul suo entourage, sui sudditi, sui servizi di sicurezza e soprattutto sui lettori lo scoprirà solo chi arriverà all’ultima pagina, anzi all’ultima riga. Perché oltre alle irrefrenabili risate questa storia ci regala un sopraffino colpo di scena – uno di quei lampi di genio che ci fanno capire come mai Alan Bennett sia considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo.”

Il libro racconta la genesi del rapporto della Regina con la lettura, e come questo viene percepito dalle persone intorno a lei.
E’ molto divertente il come la Regina intraprenda la carriera di lettrice, praticamente scontrandosi con una biblioteca ambulante e prendendo un libro perché sarebbe stato “sconveniente” rifiutarsi di farlo, ma quello che all’inizio è visto come un obbligo vero e proprio, grazie ai consigli di uno scalcagnato aiuto cuoco, diventa una passione.

Se in principio non riesce a spiegarsi perché la lettura abbia un impatto tanto forte su di lei, macinando libri giunge a un’epifania:
“Uno dei momenti più elettrizzanti della sua infanzia era stata la Notte della Vittoria, quando lei e sua sorella erano sgattaiolate fuori dai cancelli e si erano mescolate alla folla in incognito. Leggere le dava una sensazione simile: la gioia dell’anonimato, della condivisione, della normalità. Lei, che aveva vissuto una vita diversa dalle altre, scoprire di avere un estremo bisogno di tutto questo. Fra le pagine e dentro le copertine poteva passare inosservata”.

Da un lato la lettura sconvolge il mondo della regina, in un modo che non avrebbe mai immaginato: comincia a notare cose che prima le sarebbero state indifferenti, ad avere altre priorità e meno frivole. Dall’altro il suo lato “umano” che traspariva per mezzo dei libri porta non pochi fastidi alle persone vicino a lei.
In questo frangente vediamo la Regina ammorbare un po’ chiunque le capiti sotto tiro, dal primo ministro ai comuni inglesi ai capi di Stato in visita, chiedendo se conoscessero questo o quest’altro autore, quali fossero le loro letture correnti, mostrando non solo una grande voglia di condividere la sua scoperta passione, ma anche lasciando trasparire il fatto che le letture che lei aveva affrontato le sembravano fondamentali, ed era strano per lei che non le avessero fatte tutti.

Dall’altra parte è interessante osservare come una Sovrana lettrice creasse disagio: infatti dai suoi consiglieri la lettura viene vista come qualcosa che la separa dai suoi sudditi, come un interesse eccessivamente ossessivo e senza scopo:
“Leggere vuol dire sottrarsi, rendersi irreperibili. Sarebbe già diverso se come passatempo fosse meno…egoistico”.



E’ molto piacevole vedere come nasce l’amore per i libri e come vengano visti dalla regina, come si infiamma quando la criticano, e ho adorato quando dice “Un libro è un ordigno per infiammare l’immaginazione”.
Possiamo in molti rispecchiarci nel suo approccio da autodidatta, persi nella mole di libri da leggere, disorganizzati e in qualche modo senza metodo, ma poi è l’amore per la lettura stessa che ci spinge a proseguire e a scoprire titoli sempre nuovi, autori sempre diversi e a esplorare temi progressivamente più vasti.

Ho molto apprezzato un passo in particolare del romanzo, quando la Regina decide di organizzare una festa per conoscere i propri autori preferiti e ne rimane molto delusa, perché pensava di conoscerli attraverso i loro romanzi ed è una profonda delusione scoprire che non è così.

Come accennavo, a corte la sua passione sfegatata per la lettura non era ben vista, proprio perché umanizza un personaggio che è al limite del sacro e dell’etereo, invece i libri umanizzano la regina, rendendola una persona comune e in qualche modo decentrata dal suo ruolo di “inarrivabile”. Per questo la sua passione metteva tutti a disagio, perché tutti volevano continuare a vederla nella messinscena della sua finta umanità, costruita, piuttosto che fare i conti col fatto che la Regina sia una persona vera.

Questo è tutto quello che ho apprezzato del libro, il fatto che l’autore “dissacri” un po’ questa figura perfetta e inarrivabile, spodestandola dal piedistallo e facendola vedere nelle sue piccole difficoltà, nelle sue incomprensioni. Onestamente non ci sono grandi problemi particolarmente insormontabili che la Regina deve affrontare, ma è comunque stato piacevole vederla in una veste differente rispetto quella che di solito immaginiamo per lei.

Purtroppo però trovo che il libro sia un po’ fine a se stesso. Mi aspettavo decisamente qualcosa in più: si presenta come una commedia, ma tranne alcuni momenti non è particolarmente divertente; lo stile è piacevole e scorrevole, senza momenti particolarmente ispirati ma nemmeno senza clamorose cadute di stile.
Il fatto è che il libro è un pochino troppo patinato, non si spinge troppo oltre, e credo che sia questo lo sprint che è mancato per farmi entrare questo libro nel cuore.

Un altro aspetto che mi ha lasciato piuttosto perplessa è stato che a un certo punto si sia mandata allegramente a quel paese tutta l’importanza appresa dalla Sovrana sulla lettura, perché lei è una donna d’azione che coi libri ci faceva poco e quindi avrebbe scritto un romanzo. Trovo questo tipo di conclusioni alquanto sconcertanti, poiché da amante della lettura e della scrittura per me questi sono processi completamente differenti anche se magari complementari. Oppure è un’allegoria, una battuta tipica dell’humor inglese che mi è completamente sfuggita, in quel caso mea culpa.

Ultimo aspetto poco gradito è che sono state inserite delle parti a scopo puramente di riempimento, che avevano un’attinenza forzata con la storia, e che sarebbero state perfettamente evitabili, in quanto neanche troppo divertenti.

Alla fine trovo sia un libro che merita ampiamente una sufficienza, ma che poteva dare senz’altro di più e che, soprattutto, avrebbe potuto avere sbocchi differenti che avrei apprezzato maggiormente.

Per questa librecensione è tutto, miei cari lettori! Non mancate di farmi sapere se conoscete questo libro, se lo avete letto e quali sono le vostre opinioni a riguardo!
Se vi va di seguirmi e restare sempre aggiornati, vi invito a diventare lettori fissi del blog e seguirmi su instagram e facebook!

Buone letture a tutti,
Giorgia.


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